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"dancing sculpture"

scultura danzante di Enzo Marino

 

Luogo:Botanischer Garten der Karl Franzens Universität Graz  Holteigasse1, Graz - Austria

Data: Sabato 15 Settembre 2007  alle ore 11:30

Evento: Fetzen im Wind II/Stracci al Vento II

Musica: Eva Zlattinger  -  Musicisti: Studierende der Kunstuniversität Graz

Danza: Johannes Lerch - Coordinamento: Eva Maria Pollerus

Pubbliche Relazioni e Organizzazione: culture unlimited, www.culture-unlimited.com

Cooperazione  mit Mag. Dr. Ursula Brosch, Institut für Pflanzenwissenschaft der Karl Franzens Universität Graz

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      Un interessante ed estroso intervento artistico di Enzo Marino al Botanischer Garten der Karl Franzens Universität Graz  dove per un giorno trasforma il giardino della scienza in un suggestivo e irreale laboratorio d’arte all’aria aperta. 

Ispirato al tema della “magia” egli crea una scultura danzante con i soli strumenti della voce, del flusso mentale, di bolle d’aria scoppiettanti, di getti di polvere d’oro, di gesti.

 

La scultura, quanto di più originale esista, “è l’atmosfera magica percepita dagli spettatori… mentre la voce, il gesto e la mente scolpiscono la figura vivente e danzante”

Questa sarà la creazione, guidata e composta da Enzo Marino, con la collaborazione di Christine Kertz, sulla base delle favole “La Casa d’Oro” e “Il Fuoco”, narrazioni che descrivono per l’appunto la nascita di una fantastica casa d’oro, scrigno magico colmo di elementi ancestrali, e la prodigiosa scoperta del fuoco. Il silenzio aprirà la performance, ma verrà in seguito rotto da stimolanti suoni ancestrali e poi dalla suggestivi musica di Eva Zlattinger eseguiti della Studierende der Kunstuniversität Graz. La danza di Johannes Lerch, coordinata da Eva Maria Pollerus, è espressa prima nel silenzio sulle note vocali e sui gesti di Enzo Marino, poi sui suoni primordiali e infine sulle note musicali a rappresentare le varie fasi dell’esecuzione della scultura: dalla nascita dal nulla alla prima sbozzatura, dalla definizione dell’aspetto alla sua decisiva realizzazione.

E' la nuova scultura di Enzo Marino, eseguita su un vasto spiazzo di verde natura, all’ombra di una quercia secolare e tra un pubblico che interagisce e vive la sua emozione.  È la magia dell’arte.

 

La sua azione non è mai semplice, è tipico dell’arte di Enzo Marino ridisegnare luoghi, spazi e logiche ma anche quello di ridefinire se stesso ad ogni intervento artistico. Sono noti i suoi interventi all’Università di Erlangen-Norimberga nel 1993 dove espose tra l’altro “il giardino dell’amore” con musica eseguite da due artiste “vergini”; nel  1995, all’Angelus Novus de l’Aquila interpretò, in due giorni e di fronte ad un pubblico di operatori d’arte, “i nove colori dell’aura di Miles Davis”; nel 2001, alla Galleria dell’Istituto Italiano di Cultura di Berlino tra i suoi “Graffi Atavici” sospesi nell’aria fu eseguito un concerto di musica scritta esclusivamente per le sue sculture; al Museo Provinciale di Lecce -S.M. di Cerrate,  un concerto dinamico che spaziava su tutta la struttura dell’anno mille; all’Orto Botanico di Napoli nella mostra “Graffi sull’Eden” eseguì tre enorme sculture viventi; all’Università Tecnologica di Tula in México organizzò un “movimiento jovanile” di studenti che gli diedero complicità, compagnia musicale e amicizia;   nell’esposizione degli “Stracci al Vento” nel 2005 realizzò spettacoli che spaziavano per tutto l’Orto Botanico di Napoli; nel 2006, nell’evento “Folate Iridescenti” realizzò l’“Infinito Napoletano” emozioni recitate dal suggestivo terrazzo a Villa Doria d’Angri dell’Università “Parthenope” di Napoli; alla London Biennale 2006 realizzò un picnic alla napoletana sulle rive del Tamigi e un concerto per flauto e pittura alla Royal Academy Schools Gallery. (Tina Tessitore)

 

 ---ENGLISH---

Saturday 15 th September '07 at 12 o’clock, in the Botanischer Garten der Karl Franzens Universität von Graz - Austria, Enzo Marino has realized a dancing sculpture, in front of over two hundred people among which a lot of international personalities belonging to the the artistic and cultural world and to the Austrian institutions.

While declaiming his fables "The gold House" and "The fire", he has modeled,a living and dancing figure using only the"magic" deriving from the tools of the voice, the mental flow, the beads of air, gold throws, gestures.

The teacher has broken the silence with the sound of the hammer on chisel, he has continued with some provocative crackling beads of air and gold rains while the notes of his voice alternated to the rubs of the brush soaked with gold on the carving subject. Then his gestures have woven to the atavic hisses of the flutes of Eva Zlattinger, while the sculpture has taken more defined progressively form to the pressing rhythm of the dance of Johannes Lerch, both of the Kunstuniversität von Graz.

The sculpture has been the result   of the magic atmosphere perceived by the audience while the voice, the gestures and the stage effects carved the living statue.

L' event has been replied in German language by the artist Christine Kertz

Among the witnesses of the event there were: LH-Stv. Kurt Flecker, Landeshauptmannstellvertreter Kulturreferent Steiermark Graz Austria; STR Werner Miedl, Kulturstadtrat Graz; Mag. Dr. Ursula Brosch, Institut für Pflanzenwissenschaften der Universität Graz, Gesellschaft der Freunde des Botanischen Gartens; Dr. Edith Risse, Kunsthistorikerin Austria; Bunsen Jan Thorleiv,  Kaufmännische, Leitung  Industriekaufmann und cand. phil. Kunstgeschichte;  Germania, Francesca Cho, artista Corea/UK; Christian L. Hamsea, artista Germania; Ulrike Götz M.A., Kunsthistorikerin und Innenarchitektin- Germania; Prof. Helmut Mayrhofer, ich kritisiere von Kunst -Austria; Barbara Raic artista – Croatia; Edda Mally, professor, deputy-president IACC International Austria; Akbar Akbapour artist Iran; Angela Calella, artista, presidente APERTO TORINO Italia;  Cvetica Hojnik artista, Slovenia; Hui-Ming Kou, artiista, Taiwan; Ahlam Lemseller, artista, Marocco; Claudia Mezzina-Macher, Artista, Italia/Austria;Augusts Svoboda,  artista, Austria.

 

---ITALIANO---

 

Sabato 15 settembre ’07 alle ore 12,  nel Botanischer Garten der Karl Franzens Universität von Graz  - Austria,  Enzo Marino ha realizzato una scultura danzante, alla presenza di oltre duecento persone tra cui  molte personalità dell’arte e della cultura internazionali e delle istituzioni austriache.

Declamando le sue favole “La Casa d’oro” e “Il fuoco”, egli ha modellato, una figura vivente e danzante con la “magia” dei soli strumenti della voce, del flusso mentale, di bolle d’aria, di getti d’oro, di gesti.

 

Il maestro ha rotto il silenzio al suono del martello sullo scalpello, ha poi continuato con delle provocatorie bolle d’aria scoppiettanti e piogge d’oro mentre le note della sua voce  si sono alternate alle strusciate del pennello intriso d’oro sulla materia scolpente. I suoi gesti si sono poi intrecciati  ai sibili atavici dei flauti di Eva Zlattinger, mentre la scultura ha preso forma progressivamente al ritmo sempre più incalzante della danza di Johannes Lerch, entrambi della Kunstuniversität  von Graz.

La scultura è stata la risultante dell’atmosfera magica percepita dagli spettatori mentre la voce, la gestualità e gli effetti scenici scolpivano la statua vivente.

L’ avvenimento è stato replicato in lingua tedesca dall’artista Christine Kertz.

Tra i testimoni dell’evento c’erano: LH-Stv. Kurt Flecker, Landeshauptmannstellvertreter Kulturreferent Steiermark Graz Austria; STR Werner Miedl, Kulturstadtrat Graz; Mag. Dr. Ursula Brosch, Institut für Pflanzenwissenschaften der Universität Graz, Gesellschaft der Freunde des Botanischen Gartens; Dr. Edith Risse, Kunsthistorikerin Austria; Bunsen Jan Thorleiv,  Kaufmännische, Leitung  Industriekaufmann und cand. phil. Kunstgeschichte;  Germania, Francesca Cho, artista Corea/UK; Christian L. Hamsea, artista Germania; Ulrike Götz M.A., Kunsthistorikerin und Innenarchitektin- Germania; Prof. Helmut Mayrhofer, ich kritisiere von Kunst -Austria; Barbara Raic artista – Croatia; Edda Mally, professor, deputy-president IACC International Austria; Akbar Akbapour artist Iran; Angela Calella, artista, presidente APERTO TORINO Italia;  Cvetica Hojnik artista, Slovenia; Hui-Ming Kou, artiista, Taiwan; Ahlam Lemseller, artista, Marocco; Claudia Mezzina-Macher, Artista, Italia/Austria;Augusts Svoboda,  artista, Austria.

 

"dancing sculture /scultura danzante”

by Enzo Marino

with the collaboration of Christine Kertz

 

Das Märchen vom goldenen Haus und vom Feuer - Enzo Marino

 

I – „Das goldene Haus“

 

Als das Universum geschaffen wurde, entwarf es der Architekt vorsichtig:

weder mit zuviel Perfektion noch mit Anstrengung,

dann verwirklichte es der Handwerker mit angemessener Unvollkommenheit, um Langweile und Stabilität zu vermeiden.

 

Während der vergnügte Raumkünstler - mit der ihm eigenen Seltsamkeit - Ökosysteme, Lufthüllen und Untergründe ausrüstete, verfärbte der Künstler -  hin und her fliegend - alles mit Lebendigkeit, Harmonie und schöner Verrücktheit.

 

Auf einem einsamen Sandkörnchen im Kosmos - Schiffchen der Menschheit –

als schon  alles sich veränderte und sich der blaue Planet rasch vorwärts bewegte,

als sich die feurige Atmosphäre herabsenkte

und die Lüfte ihre Farbe von Violett bis Himmelblau änderten,

richtete der Urherber die liebenswürdigsten Orte ein.

 

 

Nahe einer blauen Meeresbucht, zwischen schwefeligen Vulkanen und wechselnden Himmel, wollte er gerade die ausgewählte Stelle mit der Hand bezeichnen,

aber – geblendet von der  Schönheit des Ortes - vergaß er, das verordnete Gold zu geben (schenken).

 

Er hörte nicht auf hin und her zu fliegen und die schönsten Sachen zu verschwenden.

 

Er nahm aus dem goldenen Schmückkästchen Glanz, Wunderwerke und unglaubliche Sonnenaufgänge heraus.

 

Später beschenkte Er diese Welt noch mit unsäglicher Liebe, allen Zaubereien und allen Gefahren.

 

 

Als Er innehielt, um alles besser zu beobachten, bemerkte Er, dass Er das Gold vergessen hatte. Rasch kehrte Er in die Bucht zurück. In dem Moment wo Er jenes reine Gold verschenken wollte, nahm ein unerwarteter Windstoß es ihm weg.

 

Das Gold fiel zwischen die Hügel, hinter die Bucht, von der Zauberei der wilden Erde umfangen. Um die Erde mit weiterer Anmut zu versorgen, ließ Er das volle Schmuckkästchen in der Mitte zurück.

 

Der erhabene Dichter, dort angekommen, blickte flüchtig auf das Schmuckkästchen und eignete es sich an.

Er umhüllte es mit Zaubersprüchen, füllte es mit Träumen und nannte es sein „Goldenes Haus“.

  

   

 

     

 

 

 

II – „Das Feuer“

 

Es war einmal ein herrliches Haus in einem goldenen Feld und unter einem goldenen Himmel, wo der Dichter der goldenen Verse wohnte.

 

Dieser launige Mensch war wirklich eigenartig: er ernährte sich von goldenen Pollen, er trank goldenen Nektar, er sagte goldene Wörter, er hatte goldene Gefühle, er hatte eine goldene Phantasie, er streute goldene Gedanken aus, er träumte goldenen Träume.

 

Er lebte allein in einer goldenen Zeit und an einem ganz goldenen Ort.

Eines Tages bat ihn der Schöpfer, diesen Ort zu verlassen, damit die gerade neu geschaffenen Wesen an jenem Ort genug Platz haben könnten.

 

 

Der geniale Dichter, der diesen goldenen Ort liebte und ihn nicht verlassen wollte, leistete allerdings Widerstand; daher musste ihn der Urherber unverzüglich hinauswerfen.

 

So musste der Künstler in einem goldenen Augenblick seine Träume, seine Gedanken, seine Wörter, seine Lyrik, seine Phantasie und seine goldene Zeit mitnehmen und auf einem glänzenden strohfarbigen Windstoß weg tragen.

 

Leider!!

In der Eile hatte er keine Zeit, um den verlassenen Platz aufzuräumen, und ließ überall eine goldene Unordnung zurück: ein gold gefärbtes Feld und Haus, eine kleine sprudelnde (flimmernde) Flamme, sowie die Reste seiner Dichtkunst und überall verstreute wertvolle Dinge.

Danach änderte sich alles: alles wurde gottlos, außer den Dingen, die der Dichter zurückließ. Diese Dinge - der neuen Umwelt ausgesetzt , zwischen dem Grün der Natur und dem Blau des neues Himmels – waren, verglichen mit dem Rest der Welt von überragender Schönheit.

 

    

Sodann musste der Urherber wieder dazwischentreten, um alles wieder auszugleichen.

Er sammelte die verlassenen Sachen auf und legte sie in das goldene Haus. Er verwandelte das Haus wieder in ein Schmuckkästchen und schob es zusammen mit dem goldenen Feld in einen Sumpf, wie unter eine Decke, hinein.

 

Er wollte sie aber nicht ihrem Ursprung zurückgeben, denn er dachte, dass jene neu geschaffenen Wesen die goldenen Güter genießen würden, wenn sie sie eines Tages mit Intelligenz sinnvoll nutzen könnten.  

 

Gerade war der Lauf des irdischen Lebens in Gang gekommen, als die neuen Wesen begannen - von Ereignisse gebannt, ohne Erkenntnis der Zeit und des Raumes, sondern nur mit langsamem aber ständigen Zuwachs der Kenntnisse - das Gehirn zu verwenden.

 

Es war ihnen kalt, sie waren hungrig, sie hatten Angst vor allem.

 

Ihr Leben verlief im Schatten der Natur, aber sie hatten eine Urahnung von der Existenz dieses listigen Gottes, der ihr Leben bestimmte.

 

Sie verhielten sich wie Tiere, aggressiv und unbarmherzig, als einer von ihnen, der mehr Mut und mehr Unternehmungsgeist hatte, sich in einen Sumpf wagte und dort, zwischen dem Schlamm und dem Unkraut, er flüchtig ein kleines Licht, ein glänzendes Ding, etwas Magisches erblickte.

 

 

Ein goldenes Schmückkästchen.

 

Von der Neugier angezogen, blieb er stehen um es anzuschauen, bis die Dunkelheit die Magie auslöschte.

 

Bei Sonnenaufgang konnte er sich nicht mehr gut erinnern wo der Ort war. Dann - mit den Fäusten auf seine Brust schlagend - schüttelte er die Tautropfen ab, schrie um sich, um sicher zu sein, und – nun bei Bewusstsein - begann er, das magische Ding zu suchen.

 

Er fand es nicht weit entfernt, richtete seine Aufmerksamkeit auf es, ging mehrmals um es herum, versuchte es zu schmecken, dann blieb er stehen und roch es vorsichtig an, endlich ergriff er es und machte es rasch und unvorsichtig auf.

 

Es sprang eine kleine Flamme heraus, die ihn erschreckte, und er stürzte zu Boden. Das goldene Schmückkästchen sank wieder in den Teich aber die kleine Flamme blieb auf einem Ast/Baumstamm hängen.

 

Das Lebewesen blieb für lange Zeit erstaunt und erschrocken, danach versuchte es, sie zu berühren, aber es verbrannte sich. Da zog es sich vor der Flamme zurück und lief davon.

 

Immer neugieriger, näherte es sich vorsichtig der Wärme. Die Wärme gefiel ihm und es ging um sie unaufhörlich herum.

 

Das Lebewesen streifte das Flämmchen, es schmeichelte ihm, es erhielt/ernährte es, bis es Vertrauen gewinnen und seine Regungen verstehen konnte. Schließlich konnte es das Feuer beherrschen.

I - “La casa d’oro” by Enzo Marino

 

“Quando l’ Universo fu creato, l’ Architetto  lo progettò badando a non metterci  troppa perfezione né poco impegno, poi l’Artigiano lo realizzò dandogli la giusta instabilità per evitare noia e fissità.

 

L’ Arredatore  allestì,  divertito, ecosistemi, atmosfere  e scenari con la sua solita bizzarria, mentre l’ Artista,  svolazzando qua e là, colorò tutto di vivacità, di armonia e bella pazzia.

 

 Su un granello sperduto del Cosmo, navicella poi dell’ umana schiatta, quando già tutto era in mutazione e l’azzurro pianeta avanzava spedito, proprio quando l’atmosfera ignea era calata e l’etere variava dal viola al ceruleo, l’ Artefice disponeva i luoghi  più ameni.

 

 Nei pressi di un golfo intinto di blu, tra sulfurei vulcani ed un cielo mutante, Lui, distratto dalla bellezza del sito, nel segnar con la mano il luogo prescelto, dimenticò di dare l’oro prescritto.

Continuò a planare su e giù per il mondo, ad elargire le cose più belle.

 

Tirò fuori dallo scrigno dorato  splendori, meraviglie e bugiarde aurore.

 

Poi, donò ancora, con infinito amore, tutte le magie e le  insidie di questo  mondo.

 

Quando sostò per badar meglio e s’accorse dell’oro rimasto,  subito,  alla baia volle tornare.

Mentre cedeva quell’oro zecchino, una folata improvvisa glielo portò via.

 

Cadde festoso oltre i colli del golfo dando magia alla terra selvaggia e, per dotarla di ulteriore vezzo, la scatola piena lasciò lì nel mezzo.

 

L’aulico Poeta, lì sopraggiunto, adocchiato lo scrigno ne prese possesso.

Lo rivestì d’incanto, lo riempì di sogni e lo elesse sua Casa d’Oro”.

 

 

 

 

II - “Il Fuoco” by Enzo Marino

 

“C’era una volta, su un campo e sotto un cielo dorati, una casa aurea dove abitava il Poeta dai versi d’oro.

 

L’ Estroso era davvero singolare: si cibava di polline d’oro, beveva nettare d’oro, emetteva parole d’oro, aveva sentimenti d’oro, possedeva una fantasia d’oro, spargeva pensieri d’oro,  sognava sogni d’oro.

 

Viveva da solo in un tempo e in una località tutta d’oro.

Un bel giorno l’Artefice l’invitò a lasciar quel luogo per fare spazio a  creature  appena forgiate.

 

 Ma il Geniale, che amava questo aureo luogo e non voleva andar via, oppose resistenze dorate, per cui Lui fu costretto a sfrattarlo all’ istante. 

 

Così l’Artista, in un’ istante dorato, dovette prendere i suoi sogni, i suoi pensieri, le sue parole, i suoi versi, la sua fantasia e il suo tempo d’oro e portarseli via su un soffio lucente e paglierino.

 

Ma, ahimè!, nella fretta non fece in tempo a pulire l’ambiente e, così,  rimase un diffuso aureo disordine: un campo e una casa imbrattati d’oro, una luccicante fiammella, residui poetici e oggetti preziosi sparsi un po’ dappertutto.

Poi tutto mutò, tutto divenne profano, tranne le cose lasciate dal Poeta, che, esposte al nuovo ambiente, tra il verde della natura e il turchese del nuovo cielo si esaltavano tanto in bellezza da insuperbirsi rispetto al resto del globo. 

 

Allora dovette intervenire ancora l’Artefice per riequilibrare il tutto e, così, raccolse gli oggetti abbandonati, li depose nella casa d’oro, la riportò a condizione di scrigno e  la fece scivolare insieme al campo dorato sotto una coltre di acquitrini.

 

Non volle ridarli all’origine, pensando che, un giorno, quei nuovi esseri, se avessero utilizzato l’intelligenza con intelligenza potevano godere anche di questi beni dorati.                                                                            

 

Fu appena attivato il meccanismo terreno della vita quando le nuove creature, trascinate dagli eventi, senza cognizione del tempo e dello spazio, ma solo con il graduale accumulo delle prime nozioni, iniziarono a far funzionare il cervello.

 

Avevano freddo, avevano fame,  avevano paura di tutto.

 

La loro vita era all’ombra della natura, ma avevano già maturato una primordiale  idea dell’esistenza di un dio canaglia come era la loro vita.

 

Erano ancora simili alle bestie, aggressivi e spietati, quando uno di loro, con un po’ di coraggio in più e spirito d’intraprendenza, s’avventurò in un pantano e lì intravide, tra il fango e l’erbaccia un bagliore, un oggetto luccicante, qualcosa di magico.

 

Uno scrigno d’oro.

 

Preso dalla curiosità, stette ad osservarlo fino a quando il buio spense la magia.

 

Al sorgere del nuovo sole, stentò a ricordare il luogo; poi, battendo i pugni sul petto, si scrollò di dosso la rugiada, diede un grido per assicurarsi d’esserci ancora e, preso coscienza, si mise a cercare  l’oggetto dell’  incanto.         

 

Lo trovò poco distante,  lo puntò, gli girò più volte intorno, tentò di leccarlo impaurito, poi si fermò ad annusarlo con attenzione e alla fine l’afferrò e con un gesto brusco l’aprì.

 

 Saltò fuori una fiammella che, spaventandolo, lo fece cadere all’indietro. Lo scrigno d’oro sprofondò di nuovo nello stagno mentre la fiammella rimase attaccata ad un tronco.

 

La creatura restò abbacinata e atterrita per lungo tempo, poi tentò di toccarla ma, scottandosi, si ritrasse e  fuggì via.

 

Sempre più incuriosita ritornò e con cautela si avvicinò a quel tepore, ne provò piacere e le girò continuamente intorno.

 

La sfiorò, la carezzò, le soffiò sopra, l’alimentò finché ne prese confidenza, ne capì gli impulsi, ne afferrò la forza.

 

 

 

 


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