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 Viviana Causa, nata a Napoli nel 1983,

ha intrapreso all' età di otto anni lo

studio della chitarra classica con

il M° Eduardo Caliendo.

Dal 1993 è allieva del

M° Clara Campese, sotto la cui

guida ha conseguito nel 2005 il

Diploma con il massimo dei voti e

la lode presso il Conservatorio

"Domenico Cimarosa" di Avellino,

dove attualmente frequenta il corso

di laurea di II livello nella classe

del M° Lucio Matarazzo.

Ha preso parte nel giugno del 2001

ad corso di perfezionamento tenuto

dal M° Angelo Gilardino.

E' stata vincitrice di numerosi

concorsi nazionali e internazionali

tra i quali "Simone Salmaso" di

Viareggio, "Città di Monopoli",

"Festival Nazionale Giovani Promesse"

di Taranto, "Francesco Durante",

"Città di Melito", Festival musicale

 "Città del Barocco" di Lecce,

 "Città di Mottola".

Ha frequentato il corso di

Composizione al

Conservatorio "D. Cimarosa"

di Avellino, sotto la guida del

M° Vincenzo Palermo.

Da diversi anni si dedica all’attività

didattica presso la Scuola Media Statale

 “Giacinto Diano” di Pozzuoli.

 

Valentina Salvio nasce a Napoli nel 1982

e frequenta per sei anni l’accademia di danza

classica di Mara Fusco.

A dodici anni decide di abbandonare

la danza, avvertendo dentro si sé una

moltitudine di pulsioni ed emozioni che il

balletto non le permetteva di esternare.

Si avvicina, così, al magico mondo del

teatro che le da la possibilità di

approfondire le conoscenze teatrali e

di mettersi alla prova nelle commedie

di P.De Filippo e di E.Scarpetta.

Nel 1999, inizia a sperimentare

spettacoli diversi dalla commedia

napoletana, quali “Il piccolo principe

” ( A.De Saint Exuperi’), “Forse

sarebbe meglio non averlo” (V.Marra)

e partecipa al cortometraggio “La pelle”

 (E.Monaco).

Dal 2001 al 2003 Valentina,

pur mantenendo accesa la fiamma

dell’arte, prende una pausa dal mondo

del teatro.

Terminati gli studi superiori deve

decidere sulla strada da percorrere

nella vita futura. La scelta è tra la

passione per il teatro, attività “precaria”

e il suo grande interesse per la

psicologia che rappresenta anche

la stabilità. Ella non sceglie!

E si avvia a far convivere i due amori.

Mentre s’avvia agli studi universitari di

psicologia, dal 2003 al 2006 partecipa ad

alcuni laboratori teatrali, studiando le

varie tecniche vocali e il movimento

corporeo e mette in scena “La farmacia”

(K.Valentin) e “tecnomanie” (G.Ferraro).

Per dare più completezza al suo modo

di esprimersi frequenta il laboratorio

fotografia Pigrecoemme e prende lezioni

di sassofono. Oggi, insieme ad una

compagnia di artisti napoletani, sta per

mettere in scena “Il fantasma dell’opera”

(G. Leroux) e “Cafè chantan” (F. Dicè).

Solo un’idea ormai diventata

consapevolezza bussa alla porta dei

suoi intimi pensieri e come un tarlo si

insinua in essi:

”tutto è precario, meglio seguire la

propria passione.

” La sua aspirazione massima è quella

di entrare all’Accademia di Paolo Grassi

di Milano, cosi da poter avere tutti i mezzi

tecnici per esprimere se stessa al meglio

e abbandonarsi finalmente e

completamente al teatro.

 

Roberta Iacoletti è nata a Napoli nel

1981 ed impara ad amare l’arte e la lettura

fin da bambina, ascoltando le favole che

suo nonno inventa per lei sui dipinti della

nonna.

La sua formazione è di tipo umanista,

con un diploma di liceo classico ed un

corso di laurea in lettere moderne ad

indirizzo storico-artistico. Ha approfondito

negli anni lo studio della museologia,

dell’arte contemporanea e della

programmazione neurolinguistica.

Esperienze importanti per lei saranno i

numerosi viaggi in Italia e all’estero,

dove spesso si reca per vedere mostre

d’arte, da sempre la sua passione, o per

studio. Nasce dalla voglia di sperimentarsi

la decisione, nel 2003, di iscriversi ad un

laboratorio di teatro, cui l’anno successivo

seguirà la compagnia napoletana del

“Teatro dell’Anima”. Mette in scena

alcuni spettacoli sperimentali, tra cui

“Il Fienile” dell’austriaco Karl Valentin, e

doppia un personaggio in un film da

cinema.

Recentemente ha concluso un periodo

di tirocinio a Barcellona, dopo aver vissuto

per quasi un anno in Andalusia,

presso la galleria “Perforart Espai” della

giornalista e collezionista venezuelana

Marcenia Baquès, per la quale ha anche

iniziato a scrivere articoli di critica sul

bollettino “Amicart”. nAttualmente è

impegnata nella stesura di una tesi di laurea

sulla didattica dell’italiano ed è vicesegretaria

di un’associazione culturale studentesca.

INFO

“Infinito Napoletano”

domenica 26 marzo 2006 h.11,00

“Folate Iridescenti”

dal 3 al 31marzo 2006

orario feriali : 9-13 / 15-18 

25 - 26 marzo h.9:00/14:00

-Villa Doria d’Angri

Università degli Studi di Napoli

“Parthenope”

Via Petrarca, 80 80121 Napoli

 (Ph. +39.0815475418)

- Free International Artists

freeinterartists@yahoo.it

 (Ph.+39.3498475229)

- Istituto F.Santi Napoli

napoli@istitutosanti.org

(Ph. +39.0813456801)

Ufficio Stampa: Vivara srl.

info@espressonapoletano.it

(Ph.+39.0815560601)

      

                                              

Free International Artists

Regione Campania    Provincia di Napoli    Comune di Napoli

Istituto Fernando Santi Napoli

Università degli Studi di Napoli “Parthenope”

Universidad Tecnologica Tula–Tepeji, Hidalgo-México

Universidad Autonoma Metropolitana - Ciudad de México

Sistema de Transporte Colectivo - Ciudad de México

 

 “Folate Iridescenti”

 

 "...INFINITO NAPOLETANO..."

(con l’apertura dei balconi sulla meravigliosa immensità del golfo di Napoli)

 by Enzo Marino  

             

    

       

Valentina Salvio - attrice

Viviana Causa - chitarra classica

Roberta Iacoletti - coordinamento

 

Villa Doria d’Angri – Università degli Studi di Napoli “Parthenope”,

sabato 25 e domenica 26 marzo 2006 alle ore 11:00

 

 

“…Scendere  da via Petrarca  verso Posillipo, per raggiungere Villa Doria d’Angri, fu per me un cammino lento e pieno di riflessioni sull’intensa mattinata, che ormai volevo lasciare alle spalle. Lungo il percorso davo uno sguardo distratto alla grigia rampa scoscesa e a quel verde  che, là dove poteva, mascherava il cemento di contenimento e senza volerlo, a chiazze, impediva all’ occhio di spaziare.

Tutto conciliava i miei grevi pensieri ed io ormai ero pentito di essere lì proprio quel giorno. 

Non conoscevo ancora la villa dei Doria  e la curiosità destatami dalle descrizioni di  Mariano era l’unico elemento che mi sosteneva in quella visita.

 

      

Villa Doria vista dal lato di sopra non riesce ad esprimere tutta la sua bellezza ma suscita le prime emozioni già dall’atrio che con i suoi tempietti laterali sembra che ti accolga tra le braccia di  dionisiache vestali con promesse di futuri grandi amori.

Accoglienza piacevole che si dissolve nel “salone Wagner “  luogo intriso di antica stabilità e dello sfarzo di una nobiltà stantia che cercava di rigenerarsi nell’ameno.

Luogo pregno di vita vissuta, forse scrigno di una tragedia, certamente polla d’arte. Ambiente concettualmente complesso e pieno da dare la sensazione di avere il vuoto attorno e oltre di sé. Le tre grandi imposte disegnate sulla parete sono lì tanto per fare scena e comunque un loro sbocco non potrebbe essere che sull’ignoto.

     

L’innata curiosità del ricercatore mi  spinse ad aprire lo scuretto dopo la vetrata e subito la calda luce di pieno giorno mi abbacinò.

Adeguai l’occhio e, magicamente, non il vuoto ma  il meraviglioso Infinito mi  comparve davanti.

Villa Doria in tutto il suo superbo splendore si dava alla sua Napoli, mentre Napoli abbracciava il suo Mediterraneo e insieme si proiettavano verso la loro iridescente Immensità. 

Frastornato mi proiettai anch’io con esse, abbandonai le tinte rintronanti della città e m’inzuppai di quella aria fatta di puro giallo sulfureo. Mi tuffai ancora nei blu marino e poi, volteggiando, mi feci trasportare su nel profondo azzurro dell’Etere dalle profumate folate prochitane.

 

    

Poi, oltre, fino a luoghi lontani e mai gustati. Danzai al ritmo del vento di terra, percorsi distanze a passo di Masai, declamai poesie del mundo náhuatl,  mi tinsi la faccia di terra bianca,  recitai nei corpi femminei di Li Yu.

Mi ritrovai così a volteggiare e a giocare nei meandri della psiche, a suonare con scassati strumenti iridescenti e a dipingere con sporche tavolozze sonore.

Era ricomparsa la mia “dolce pazzia”  che mi fece sognare le Folate Iridescenti, qui nella superba cornice di Villa Doria d’Angri ...“

 

 

 

      

 

 

 

 

 


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